L’aria di ottobre era ancora umida, ma il sole aveva promesso di spaccare le nuvole. Ero lì, l’osservatore discreto, immerso in quel vigneto campano. I lavoratori si muovevano intorno a me, ma il mio sguardo era fisso su di lui: il Maestro.

Si trattava di una figura robusta e massiccia, un vero pilastro di esperienza. Il suo volto, straordinariamente fotogenico, era segnato da delicati incavi sulla pelle bronzea. Sotto un naso imponente, spuntava un baffetto bianco e simpatico. Inoltre, i suoi occhi chiari, incredibilmente vivi, spiavano da sotto il passamontagna di lana verde arrotolato sulla testa, sopra la camicia a quadrettini. Il suo lavoro era la quintessenza della sapienza contadina.

Il rito e la sapienza delle mani
Un’accuratezza da sarto tra i filari
Le sue mani, anch’esse segnate dai solchi del tempo, impugnavano le forbici da pota. La mano sinistra si apriva con la palma rivolta al cielo, quasi in un invito. Nel frattempo, le dita della destra guidavano le forbici e si muovevano tra le foglie, spostandole senza alcuna violenza.

I suoi occhi chiari si abbassavano in un breve e intenso contatto visivo con il grappolo. Infatti, il volto esprimeva una concentrazione che superava di gran lunga lo sforzo fisico. Prima del taglio, la punta delle dita compiva un lavoro invisibile: un piccolo pizzico per togliere un acino imperfetto. Era un rito fondamentale che garantiva la purezza del mosto futuro.

La consegna del frutto alla terra
Un ritmo che detta il tempo
Poco dopo, le forbici si chiudevano. Non si sentiva il tipico clack metallico, ma un snip ovattato. Il taglio era eseguito con la forza della mano robusta, ma con la finezza di un sarto. Il ramo veniva reciso esattamente dove il peduncolo incontra la vite madre.

Il grappolo, pesante e vivo, cadeva infine nella mano sinistra. Il Maestro lo portava alla cassetta e lo depositava con estrema cura. Di conseguenza, non c’era alcuna caduta, ma una vera e presenza di consegna, quasi a non voler turbare la dolcezza del frutto appena colto.
Il Maestro avanzava lento e inesorabile. Il suo ritmo imponeva una cadenza all’intera vendemmia. In conclusione, ogni gesto delle sue mani era una lezione di rispetto per la terra, un atto di maestria che parlava attraverso il silenzio dei suoi movimenti.