La mostra rappresenta un incontro senza precedenti tra l’archeologia romana e la scultura contemporanea. All’interno del Parco Archeologico, il visitatore assiste a un cortocircuito temporale dove le opere dell’artista polacco sembrano riemergere dal passato insieme alle rovine della città.
L’Allestimento nel Cuore della Città Antica
Circa 30 sculture monumentali in bronzo popolano i settori più significativi degli scavi. Le opere non sono isolate in un museo, ma vivono all’aperto, immerse nel paesaggio archeologico:
Il Tempio di Venere: ospita la figura imponente di Dedalo, che guarda verso il mare.
Il Foro Civile: accoglie grandi volti bendati e torsi maschili che svettano tra le colonne.
Il Foro Triangolare: vede protagonista il celebre Ikaro caduto.
Via dell’Abbondanza e le Terme: presentano frammenti di corpi e divinità che accompagnano il cammino dei turisti.
L’Estetica del Frammento
Le sculture di Mitoraj si fondono con l’ambiente circostante perché utilizzano il linguaggio della rovina. Anche se realizzate in epoca moderna, le statue appaiono:
Mutilate o spezzate: richiamano le membra mancanti delle statue antiche.
Bendate: suggeriscono il silenzio della storia e il mistero del tempo.
Monumentali ma fragili: il contrasto tra la forza del bronzo e il senso di incompletezza riflette la precarietà della condizione umana, proprio come la storia di Pompei.
Il Significato dell’Esperienza
L’esposizione trasforma Pompei in una galleria a cielo aperto dove l’arte classica e quella moderna parlano la stessa lingua. Le figure di Mitoraj (Icaro, Centauri, Tyndareus) non sono semplici decorazioni, ma presenze silenziose che sembrano abitare nuovamente le piazze e i templi, rendendo omaggio alla memoria del luogo e realizzando il desiderio postumo dell’artista.