L’eredità dei custodi del mare
Uomini eroici che per orientarsi guardano le stelle. Sono portatori di gesti trasmessi da padre in figlio nel corso dei secoli e lungo molte generazioni. Rappresentano i custodi di antichi saperi. Portano addosso i segni di un mestiere duro e dell’intimo rapporto con il mare e con i venti. Tutto questo rappresenta nell’immaginario collettivo chi è dedito alla piccola pesca. In Italia, questo mestiere ha origini antichissime. Con i secoli, molte tecniche si sono affinate. Oggi guardiamo con occhi nuovi questi uomini dalla pelle arsa dal sole e dalla salsedine. Li osserviamo mentre ricuciono le reti con le mani per poi allontanarsi sulle loro piccole imbarcazioni.

Una professione appresa tra i flutti
Parlare con un pescatore permette di capire una verità fondamentale. Non è un mestiere che si impara a scuola. Avviarsi alla pesca richiede passione. Chi pesca per il proprio sostentamento ha costruito la competenza attraverso una durissima gavetta. Solo così si padroneggiano le tecniche necessarie per dirsi veri pescatori. L’immagine del pescatore è da sempre iconica e poetica. Ha suscitato l’interesse di artisti e romanzieri nel tempo. Essi hanno cercato di scorgere l’amore per la libertà in quei visi solcati dal sole. Questi uomini portano il peso di un mestiere sfibrante. Si allontanano dalla terra all’alba o nel pieno della notte per il mare aperto.

Il legame indissolubile con la barca
I pescatori hanno per amante la loro barca. Ad essa danno persino un nome speciale. Dietro ogni nome c’è un immaginario straordinario che sarebbe bello poter ricostruire interamente. In Campania, la radicata tradizione marinara rende questo ambito ancora molto vivo. È facile imbattersi in immagini di uomini intenti a far sopravvivere antiche usanze. Questi gesti sono stati tramandati nel corso di chissà quanti secoli. Rappresentano una resistenza culturale in una giornata come tante altre lungo le nostre coste.