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	<title>reportage sociale Calabria Archivi - pino codispoti photographer</title>
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	<description>Nell&#039;istante dello scatto, compio un viaggio solitario e profondo, un confronto intimo con le mie emozioni. È lì che cerco e ritrovo l&#039;essenza più vera di me stesso riflessa in ogni mia fotografia.</description>
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		<title>Rughe: memorie di una generazione</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jul 2024 21:00:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.codispoti.eu/catalogo-mostra-fotografica-rughe-badolato/">Rughe: memorie di una generazione</a> proviene da <a href="https://www.codispoti.eu">pino codispoti photographer</a>.</p>
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			<p><strong>Il segno del tempo: le rughe come eredità</strong><br />
<em>Di Giuseppe Nicola Parretta – Sindaco di Badolato</em><br />
Le rughe sui volti dei nostri nonni e genitori raccontano il vissuto di una generazione che ha sofferto e si è sacrificata. Pino le ha immortalate con grande maestria e impegno, regalandoci foto meravigliose che celebrano chi ha lottato per darci un futuro migliore.<br />
Purtroppo, molti figli di quella generazione hanno dovuto costruire la propria vita lontano dal paese natio. Questo esodo ha lasciato un vuoto e un silenzio assordante tra quelle pieghe della pelle dove, da bambini, giocavamo ascoltando i racconti degli anziani.<br />
Da qualche anno, questo silenzio è parzialmente interrotto da lingue straniere. Sebbene si cerchi di colmare tale assenza con varie iniziative, il vuoto lasciato da quelle rughe rimarrà per sempre. Grazie a Pino, possiamo ricordare la nostra gioventù citando Anna Magnani: &#8220;Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele&#8221;.</p>
<p><strong>Un Paese ci vuole: l&#8217;identità tra i vicoli</strong><br />
<em>Di Elisabetta Longo – Direttrice del Mabos</em><br />
Per arrivare a Badolato superiore si percorre una strada tutta curve tra uliveti e pini marittimi. Questo tragitto addestra la vista alla storia dell&#8217;uomo, tra sforzi utili, errori e fede. All&#8217;improvviso appare il Paese, quasi liberato dal peso della quotidianità, ma ancora saldo nel suo scheletro murario.<br />
Nell&#8217;entroterra calabrese lo scenario ricorda un&#8217;apocalisse placida. Lo spopolamento lascia cicatrici emotive profonde, mentre il presente sembra ridursi a semplici statistiche di sottrazione. Tuttavia, in questi spazi vacanti la vita resiste, raccontando storie di erranza e bellezza inesauribile. Ogni giorno si combatte contro il rischio che il senso di appartenenza svanisca senza riferimenti visivi chiari.<br />
La fotografia di Pino Codispoti accoglie questo dolore e lo trasforma in uno strumento di memoria. Le sue immagini indagano oltre il limite provvisorio, cercando di fissare visioni destinate a esaurirsi. I suoi soggetti sono paesaggi umani, persone-simbolo che hanno la forza di rappresentare un&#8217;intera generazione ormai in estinzione.<br />
In questo contesto, il bianco e nero non è solo una scelta stilistica, ma una garanzia di profondità. La &#8220;Ruga&#8221; diventa metafora di un viatico: è sia il luogo fisico della vita sociale, sia la storia personale di ogni individuo. Nelle foto traspare una confidenza profonda, un dono dal passato che definisce la nostra identità.</p>
<p><strong>Solchi di memoria e paesaggi interiori</strong><br />
<em>Di Ilaria Donati – Archeologa</em><br />
Le rughe sono come solchi tracciati da un contadino, impronte di chi transita o resta in un luogo. Rappresentano un’eredità immensa racchiusa in un unico segno che appare sul volto o sulla terra arsa dal vento. Esse disegnano un paesaggio interiore ed esteriore che solo pochi sanno tradurre in storie.<br />
Il tempo non distrugge, ma imprime segni leggibili. I bambini lo sanno istintivamente: spesso accarezzano il viso dei nonni cercando di seguire quei percorsi, pronti a ricevere un racconto. La ricerca di Pino è simile al dito di quel bambino che percorre con pazienza la pelle della nonna.<br />
Le sue immagini risuonano di suoni antichi: passi sul selciato, il lavoro dei giunchi, il rosario sgranato nel silenzio. Questo equilibrio ci riconduce alle radici, specialmente quando siamo lontani. La memoria resta l&#8217;unico patrimonio che valga la pena conservare per le future generazioni.</p>
<p><strong>Rughe, memorie di una generazione</strong><br />
<em>Di Pino Codispoti</em><br />
Parliamo di chi è nato nella prima metà del Novecento, sopravvivendo a guerre e calamità. Questa generazione ha visto i propri cari emigrare verso la Marina o la lontana Australia. Sono loro i depositari della memoria collettiva e il collante che mantiene vive le radici comuni, preservando un&#8217;identità che i nuovi luoghi tendono a cancellare.<br />
Per anni ho fotografato queste persone tra le &#8220;rughe&#8221; del borgo, cercando di cogliere la loro sapiente conoscenza. Mi sedevo sui gradini a parlare con loro; i loro sorrisi appianavano i solchi dei volti mentre narravano storie di vita vissuta.<br />
Oggi quelle porte sono chiuse e il vociare è svanito. Devo però a quella generazione il mio legame viscerale con la terra, che mi ha reso un cittadino del mondo con un&#8217;identità forte. Attraverso le mie fotografie, rendo omaggio al loro lascito, preservando l&#8217;essenza della nostra comunità per il futuro.</p>

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