Il segno del tempo: le rughe come eredità
Di Giuseppe Nicola Parretta – Sindaco di Badolato
Le rughe sui volti dei nostri nonni e genitori raccontano il vissuto di una generazione che ha sofferto e si è sacrificata. Pino le ha immortalate con grande maestria e impegno, regalandoci foto meravigliose che celebrano chi ha lottato per darci un futuro migliore.
Purtroppo, molti figli di quella generazione hanno dovuto costruire la propria vita lontano dal paese natio. Questo esodo ha lasciato un vuoto e un silenzio assordante tra quelle pieghe della pelle dove, da bambini, giocavamo ascoltando i racconti degli anziani.
Da qualche anno, questo silenzio è parzialmente interrotto da lingue straniere. Sebbene si cerchi di colmare tale assenza con varie iniziative, il vuoto lasciato da quelle rughe rimarrà per sempre. Grazie a Pino, possiamo ricordare la nostra gioventù citando Anna Magnani: “Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele”.

Un Paese ci vuole: l’identità tra i vicoli
Di Elisabetta Longo – Direttrice del Mabos
Per arrivare a Badolato superiore si percorre una strada tutta curve tra uliveti e pini marittimi. Questo tragitto addestra la vista alla storia dell’uomo, tra sforzi utili, errori e fede. All’improvviso appare il Paese, quasi liberato dal peso della quotidianità, ma ancora saldo nel suo scheletro murario.
Nell’entroterra calabrese lo scenario ricorda un’apocalisse placida. Lo spopolamento lascia cicatrici emotive profonde, mentre il presente sembra ridursi a semplici statistiche di sottrazione. Tuttavia, in questi spazi vacanti la vita resiste, raccontando storie di erranza e bellezza inesauribile. Ogni giorno si combatte contro il rischio che il senso di appartenenza svanisca senza riferimenti visivi chiari.
La fotografia di Pino Codispoti accoglie questo dolore e lo trasforma in uno strumento di memoria. Le sue immagini indagano oltre il limite provvisorio, cercando di fissare visioni destinate a esaurirsi. I suoi soggetti sono paesaggi umani, persone-simbolo che hanno la forza di rappresentare un’intera generazione ormai in estinzione.
In questo contesto, il bianco e nero non è solo una scelta stilistica, ma una garanzia di profondità. La “Ruga” diventa metafora di un viatico: è sia il luogo fisico della vita sociale, sia la storia personale di ogni individuo. Nelle foto traspare una confidenza profonda, un dono dal passato che definisce la nostra identità.

Solchi di memoria e paesaggi interiori
Di Ilaria Donati – Archeologa
Le rughe sono come solchi tracciati da un contadino, impronte di chi transita o resta in un luogo. Rappresentano un’eredità immensa racchiusa in un unico segno che appare sul volto o sulla terra arsa dal vento. Esse disegnano un paesaggio interiore ed esteriore che solo pochi sanno tradurre in storie.
Il tempo non distrugge, ma imprime segni leggibili. I bambini lo sanno istintivamente: spesso accarezzano il viso dei nonni cercando di seguire quei percorsi, pronti a ricevere un racconto. La ricerca di Pino è simile al dito di quel bambino che percorre con pazienza la pelle della nonna.
Le sue immagini risuonano di suoni antichi: passi sul selciato, il lavoro dei giunchi, il rosario sgranato nel silenzio. Questo equilibrio ci riconduce alle radici, specialmente quando siamo lontani. La memoria resta l’unico patrimonio che valga la pena conservare per le future generazioni.

Rughe, memorie di una generazione
Di Pino Codispoti
Parliamo di chi è nato nella prima metà del Novecento, sopravvivendo a guerre e calamità. Questa generazione ha visto i propri cari emigrare verso la Marina o la lontana Australia. Sono loro i depositari della memoria collettiva e il collante che mantiene vive le radici comuni, preservando un’identità che i nuovi luoghi tendono a cancellare.
Per anni ho fotografato queste persone tra le “rughe” del borgo, cercando di cogliere la loro sapiente conoscenza. Mi sedevo sui gradini a parlare con loro; i loro sorrisi appianavano i solchi dei volti mentre narravano storie di vita vissuta.
Oggi quelle porte sono chiuse e il vociare è svanito. Devo però a quella generazione il mio legame viscerale con la terra, che mi ha reso un cittadino del mondo con un’identità forte. Attraverso le mie fotografie, rendo omaggio al loro lascito, preservando l’essenza della nostra comunità per il futuro.

Rughe: memorie di una generazione