Il pensiero di Angela Tecce
Alla fotografia va riconosciuto il merito di saper inventare luoghi, momenti e vicende privi di riferimenti diretti alla nostra vita. Queste immagini non simulano la realtà, ma creano un mondo in cui possiamo riconoscerci anche senza possederlo. Tale processo amplifica la nostra capacità di guardare oltre il visibile.
Vi appartengono le immagini che non pretendono di rappresentare una verità oggettiva. Esse lasciano invece spazio alla ragione indagatrice e a una diffidenza emotiva che spegne la carica informativa. In questo modo, emerge l’aspetto interrogativo e parziale dell’opera. Quotidianamente veniamo sommersi da fotografie che vorrebbero descrivere un’emozione meglio di tante parole. Tuttavia, sono proprio le parole a darci consapevolezza delle nostre motivazioni. Dietro ogni scatto non c’è mai oggettività, ma ci siamo sempre e soltanto noi.
Il viaggio di Codispoti
Esiste un territorio fatto di sentieri verso luoghi e tempi inesistenti. Qui la conoscenza ci appare d’un tratto nella sua atemporale bellezza. Codispoti sceglie uno di questi sentieri per parlare di sé. Egli spiega il senso del suo “fermarsi” a scattare, ricordandoci che la fotografia necessita dell’immobilità. Questa fulminea sospensione della nostra esistenza si annulla nel potere dello sguardo.
Dal suo lavoro emerge un Sud più a nord, che resta tale nella coscienza dell’autore. Egli racconta il desiderio di risalire lungo il corso degli anni, dalla Calabria alla Campania. La sua è una storia narrata rinunciando alla Storia ufficiale. Le inquadrature mostrano il mare in forme diverse: una foce, una spiaggia arida o onde contro le scogliere. Sono elementi scarni che testimoniano la necessità di spiegare cosa porti ancora dentro della sua terra d’origine.
L’eternità del momento
Il numero delle immagini, dodici, iscrive la ricerca di Codispoti in un universo dove il tempo non conta. Il suo sguardo cattura momenti che potrebbero appartenere a epoche lontanissime. La cifra dell’autore risiede nel creare un mondo dove terra e mare sono gli unici protagonisti. Questi elementi si abbracciano e si scontrano, indifferenti alle vite che abitano quel limite incerto.
Per restare tale, questo limite deve rendere evanescente la città. Le luci costiere vengono respinte in un mondo di fata morgana, mentre gli edifici si dissolvono dietro il velo di un’onda. Ecco il presente fotografico di Codispoti: un’esistenza che si trasforma nella muta testimonianza di un’eternità rude e austera.

La visione di Mario Codispoti
“Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più ripetersi esistenzialmente.” (Roland Barthes)
Fotografare un luogo significa spesso cristallizzare la bellezza di un momento felice. Guardare una foto ci catapulta in una realtà presente solo nel nostro animo. Questo sentimento si ritrova nelle prime foto di Da Sud a Sud, un percorso intimo che inizia dai paesaggi rurali calabresi per giungere al vigoroso mare partenopeo.
Mare e ancora mare: l’immagine racchiude diverse emozioni e stati d’animo. Solo la parola può suggerire il ventaglio di sensazioni che scaturiscono da questo viaggio. Attraverso questi scatti, mio padre trasmette il suo amore per la terra natia e per il fascino di Napoli.
La differenza tra le due parti dell’itinerario è netta. La prima offre una descrizione intima dello Ionio e dei luoghi nascosti di una Calabria ipnotica. La seconda parte propone invece il racconto di un mare rabbioso, mosso da un’energia che rispecchia la vitalità del popolo napoletano.

L’analisi di Laura Aversa
Questa sequenza di scatti si trasforma nel racconto di un viaggio verso luoghi che appartengono all’anima. All’inizio del percorso, l’obiettivo si ferma quasi forzatamente su un gregge di pecore. È un momento di calma quotidianità che restituisce il lento movimento della natura in perfetto equilibrio.
Pian piano, il ritmo del racconto diventa incalzante e le immagini sembrano accelerare. Il paesaggio immobile lascia il posto a scenari in continuo movimento. Il mare calmo inizia ad agitarsi e le onde si infrangono sugli scogli. Qualcosa è cambiato: non siamo più nei luoghi dell’infanzia.
L’equilibrio cede il posto a un senso di disorientamento. I colori tenui si trasformano in sfumature accese e il passo lento delle pecore si dissolve nel volo di un gabbiano. Tutto muta in un momento di smarrimento, finché il gabbiano non domina l’onda. In quel momento, l’equilibrio torna sia nell’immagine che nell’anima. L’autore ripercorre ciclicamente queste tappe, nutrendosi ogni giorno di questa pura energia.

Le conclusioni di Marina Vinto
“Ci sono fatti, pezzi di storia, che esistono solo perché c’è una fotografia che li racconta.” (Mario Calabresi)
Da Sud a Sud è una narrazione fotografica al tempo stesso fisica e metafisica. In dodici scatti prende corpo la storia di chi lascia la propria terra d’origine. Ne scaturisce una ricerca della magia dei paesaggi meridionali, tra atmosfere silenti e momenti conturbanti.
La dimensione estetica si congiunge a quella esistenziale. Questi luoghi diventano frammenti di memoria dove nostalgia e inquietudine si incontrano. L’elemento umano è quasi assente: restano un silenzioso gregge, un gabbiano solitario e il Vesuvio che osserva maestoso.
Le immagini mostrano una natura placida ma vibrante. Si tratta di un omaggio appassionato alla Calabria e alla Campania, una sequenza di scenari che tocca le corde più profonde dell’anima.

da Sud a Sud